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Lettera a Minoli sulla improponibile riabilitazione del noto razzista Pende

19 Febbraio 2007
note: In risposta a una puntata del programma "La storia siamo noi", 15 febbraio 2007

Signor Minoli, la notte del 15 febbraio il suo programma impropriamente chiamato "La storia siamo noi" (ma lei non è la storia, signor Minoli: la storia sono coloro che ne hanno vissuto le tragedie e patito le conseguenze) ha tentato una inverosimile riabilitazione del noto razzista Nicola Pende, azzardandosi addirittura a presentarlo come benemerito della scienza e benefattore dell'umanità.

La libertà che la nostra società le concede (a differenza del regime cui si riferiscono i fatti) è tale da poterle consentire qualsiasi fantasia in merito, perfino quella di affermare che Pende sia stato un protettore di ebrei, anche se le nuove norme sul negazionismo inducono a qualche riflessione sulla legittimità di un simile stravolgimento dei fatti. E i fatti sono nei numeri: ottomila ebrei deportati (tra cui settecento bambini) in base alle leggi razziali legittimate dall'infame "Manifesto della razza", detto anche "Manifesto degli scienziati razzisti", anche se di scienziati veri tra i dieci firmatari non ce n'era nessuno. Gli scienziati veri, come Fermi in Italia ed Einstein in Germania, avevano scelto la via dell'esilio per non essere in alcun modo complici delle atrocità che si stavano perpetrando.

Ma io non entro nel merito delle sue "opinioni", che lei è libero di manifestare come crede. Contesto la scorrettezza dei metodi di cui si è avvalso, e che mi chiamano direttamente in causa: poiché per costruire la sua tardiva (e maldestra) consacrazione di Pende ha usato il mio libro - "I dieci. Chi erano gli scienziati che firmarono il Manifesto della razza", Baldini Castoldi Dalai editore - chiedendone copia alla casa editrice per poi servirsene in modo artificioso e parziale, senza lasciarmi possibilità di contraddire le sue manipolazioni.

Tutto questo dimostra la spregevole ambiguità dei suoi metodi e la falsità delle conclusioni che ne ha tratto. Lei ha mentito, Minoli, nel tentativo di riabilitare uno dei peggiori complici e sostenitori delle leggi razziste italiane del '38. Con testimonianze patetiche come quelle di parenti del Pende, tra cui una certa Stella, la quale ha sostenuto che lo zio aveva capito che i bambini dovevano crescere sani, ben nutriti e all'aria aperta. Per questo evidentemente sono stati deportati ad Auschwitz.

Io non le chiedo come lei, cattolico militante, possa dormire nel ricordo di quei treni che partivano nottetempo dalla stazione Tiburtina (e da innumerevoli altre città italiane) con il loro carico di uomini, donne e bambini, responsabili unicamente di non appartenere alla superiore razza preconizzata dagli "scienziati" del Manifesto.

Ma francamente non m'importa che i suoi sonni siano sereni. Anzi, temo che lo siano. Mi quereli se c'è qualcosa di offensivo in ciò che ho detto. Era voluto, e posso dire di peggio.

Franco Cuomo