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LIBRI: LE 'ANIME PERDUTE' DI FRANCO CUOMO, BENVENUTI NELL'INFERNO CHE RESTA DA VIVERE

25 Febbraio 2007
note: Servizio di Gerardo Picardo / Adnkronos

Roma, 25 feb. - (Adnkronos) - ''Volevo arrivare a una rappresentazione del male, ma non fine a se stessa. E indicare che in fondo al buio c'e' sempre una via d'uscita''. Cosi' lo scrittore Franco Cuomo parla all'ADNKRONOS del suo nuovo romanzo 'Anime perdute. Notturno veneziano con messa e fantasmi d'amore' (Baldini Castoldi Dalai editore, pp. 350, euro 16), appena uscito in libreria. E' il racconto di uno scrittore di razza, che dopo 'Il tatuaggio' (2001) dove in odio alla donna un tempo amata, un uomo si fa tatuare sotto la pianta del piede il ritratto di lei per poterla calpestare all'infinito, ci tiene ancora inchiodati alla pagina con una storia noir che cuce insieme il passato e il presente, gli errori di sempre e gli slanci che fanno nutrire una speranza di umana, troppo umana ricerca dell'alba dopo la notte oscura.

Protagonista di 'Anime perdute' e' Dario, un 'cattivo maestro', uno di quelli che hanno veramente qualcosa da trasmettere perche' fuggono dalla banalita', spesso affidandosi al caso. Il suo verbo e': meglio perdersi che rischiare l'ovvieta'. Da docente di Filosofia del Diritto, sapeva come difendersi dalla certezze, facendosi accompagnare dal dubbio, ma nulla poteva contro lo spettro dell'incognita. Un personaggio che cerca un senso in uno di quei gironi infernali senza uscita, quello degli amanti dimenticati, il peggiore di tutti. Un percorso dove la liberta' conta quanto l'amore, esime da qualsiasi domanda o chiarimento, si fa complicita' e galleggia nella laguna veneziana, dove il romanzo trova la quinta e il chiaroscuro necessario a pagine che si muovono proprio tra le piazze baciate dal sole della citta' sospesa sull'acqua e i suoi ponti malinconici, le viuzze strette, le calle, la pietra che si erge dal Canale sempre presente.

Dario lascia Roma per seguire a Venezia una strana donna conosciuta ''in quel reticolo di strade dai nomi risorgimentali che s'intersecano tra la stazione Termini e via Nazionale'', a Roma. Inebriato da una sensazione di latitanza che accresce l'euforico mistero di un'intesa senza parole, che si fonda sul sesso e sul non-detto, coscienze e corpi nudi su letti mai rifatti. Le sue donne, Linda, Nora, Mary durano solo una sera o tutta una vita di rimpianti. Perche' ''non amare e' peggio che non essere amati. Ma pazienza, non e' la fine del mondo. Quello che e' insopportabile, e' imbattersi in gente come te'', gli dice Linda, la contessa che non fa domande. (segue)

(Red/Zn/Adnkronos)

LIBRI: LE 'ANIME PERDUTE' DI FRANCO CUOMO, BENVENUTI NELL'INFERNO CHE RESTA DA VIVERE (2)

TRA I CANALI DI VENEZIA LA DOLCE MARY E IL DANNATO BARON CORVO

(Adnkronos) - A Venezia il protagonista del racconto di Cuomo incontra Alvise Manti, il suo professore, colui che lo ha iniziato a cercare tra mille carte le incongruenze della giustizia, portandolo poi a teorizzare una delle sue tante tesi, quella sul delitto perfetto. Ma nella citta' lagunare l'inquieto Dario, che non ha neanche partecipato ai funerali della madre, incrocia la sua vita con quella di un altro personaggio misterioso e dolce, Mary, nipote di Alvise, afflitta da un male sottile e apparentemente inspiegabile. Forse e' l'aria guasta di Venezia ad ucciderla lentamente, ma non solo. Dario se ne innamora, perche' questa donna gracile come un giunco ha un'interiorita' che lo fa mettere in discussione. Forse e' tutto quello che gli resta della famiglia perduta. Gli rimane dentro, una di quelle ''persone che andrebbero sempre chiamate per nome'', non per ruolo. E danno un colore alla vita anche se il colore di Dario, per scelta o per destino, e' il viola.

Viene anche a contatto con una setta guidata da un prete inglese, che si ritiene depositario della dottrina magica di Aleister Crowley e del mito di Frederik Rolfe, detto Baron Corvo, lo scandaloso scrittore che procacciava giovani fanciulli ai turisti inglesi, morto dannato un secolo prima nella citta' della Serenissima. L'ingresso nella setta vuol dire varcare una delle tante porte dell'inferno che ogni tanto a Venezia si aprono per i cacciatori di verita' e di guai tra le antiche mescite dei bevitori, dette bacari, le bifore che raccontano storia e le prigioni ducali che sanno ancora delle lotte di Giordano Bruno contro la mediocrita'. Ma in fondo, annota Cuomo, ''c'e' sempre qualcosa che accomuna le tenebre alla luce'', e il confine che divide santi e dannati e' una sottile striscia di terra, feconda tra acqua e roccia. Perche' ''tanto il diavolo quanto Dio hanno bisogno di un palcoscenico adeguato'', e ''per servire il diavolo si eve credere in Dio''. E forse ha ragione il folle inglese a sostenere che in fondo si cerca il paradiso o l'inferno ''per sfuggire alla noia del purgatorio, la sola cosa che davvero occorre evitare''. E se ogni chiesa ha i santi che merita, occorre stare attenti al 'nema', all'amen rovesciato. Stare svegli. ''Bisognerebe vivere di piu', dormire meno. Chi dorme e' sempre solo, anche se in compagnia''.

Il tempo passa a Venezia come nel resto del mondo. E si e' soli e dannati tra i cristalli del Florian e i libri sacri di Thelema. 'Alba dorata', ovvero Mary, e' un'illusione concreta sotto il Gobbo di Rialto, qualcosa che allontana il supplizio dei piccoli colpevoli tra le randellate della folla. Ma Mary e' anche la vittima prescelta dalla setta, Ecate Notte. Cosi' diversa da Rose Kelly, la 'donna scarlatta' dalla croce rovesciata. Gli abissi sono come le altezze, hanno i cardini delle porte sempre aperti. Nelle passioni, forse, la solitudine non e' sopportabile. E ci sono colombe, quelle del prete inglese, che si allevano per non portare mai pace. (segue)

(Red/Zn/Adnkronos)

LIBRI: LE 'ANIME PERDUTE' DI FRANCO CUOMO, BENVENUTI NELL'INFERNO CHE RESTA DA VIVERE (3)

(Adnkronos) - Un colpo di scena dopo l'altro, questo romanzo che conduce a una messa nera, con gente che ''viene da inferni peggiori'' e sotto clamidi di panno lucente hanno il vuoto e l'eresia di una verita' cercata con gli artigli sbagliati. L'ora del Corvo sta venendo, come si ripresenta nella topologia dell'umana vicenda il viso di Euridice, sulla soglia della promessa tradita. Penultima parola di Thelema, volonta' ''di essere liberi di fare tutto cio' che si voleva, senz'odio e senz'amore, fiori da ogni paradiso e d'ogni inferno''. C'e' qualcuno che si perde in cambio di niente.

Scrive Cuomo in una delle tante pennellate che scandiscono il racconto: ''Risuono' dalla Punta della Dogana un'eco di bronzo. Significava nella lingua delle antiche campane che altro tempo era passato''., Gia', il tempo. Forse e' il cuore, o forse la rabbia a dettare i giorni, come ''quelle vecchie chiavi brunite che non si fabbricano piu'''. Perche' ''non c'e' niente che valga davvero la pena di concludere, fuorche' vivere''. E la ricerca brucia sempre nelle tavole di carne del cuore, sintetizzata da un'espressione di Alvise: ''Ho cercato di tutto e di niente. Non ho vissuto che di libri. La mia non e' uan ricerca ma un vizio, un desiderio inconfessabile''. Ma perche' questa contemporaneita'? ''Dopo le mie esperienze medievali -fa notare ancora Cuomo all'ADNKRONOS- e l'interesse per i templari e i grandi misteri, per cio' che e' insoluto insomma, sono arrivato alla conclusione che il vero Medioevo e' oggi, perche' a differenza di tutte le altre epoche non e' un luogo, un 'topos', ma una situazione esistenziale, in cui convivono buio e ricerca della luce''.

Il romanzo indica pero' anche un altro aspetto della postmodernita': la paura. Cucita insieme al desidero di dare una risposta all'inesplicabile che c'insegue alle sere delle scelte. Si cerca un ''incentivo a vivere'' anche attraverso la storia di Dario che, confessa Cuomo, ''e' un uomo perduto che non vuole perdersi del tutto''. Tra nichilismo e realta', in compagnia di un bicchiere di 'ombra' per difendere il petto dall'umidita' veneziana, per vivere l'illusione dell'amore perduto, il professore di Filosofia del Diritto deve ''attraversare i canali dell'inferno per trovare una piccola luce. Ma dopo aver percorso i sotterranei fetidi della quotidianita'', rimarca Cuomo. Anche l'isola dei morti -che il lettore di questo romanzo trovera' nelle pagine insieme a tante altre soprese da scoprire e a una conclusione altrettanto intrigante che va assaporata di 'porta in porta' arrivando alla fine dell'intreccio narrativo- e' si' un luogo fisico, il cimitero veneziano sull'isola, ma soprattutto e' un luogo dell'anima, ''dove colloco -rimarca lo scrittore- tutti coloro che ci arrivano. Perche' alla fine poco conta dove si e' sepolti''.

Conta la realta' cruda e nuda. Con la scommessa, forse davvero una scommessa, di cercare un po' di sale per i giorni. Il messaggio? ''Non c'e' un preciso messaggio -conclude Cuomo- O forse si', un messaggio si puo' lanciare: l'inferno non e' mai per sempre, il paradiso non e' mai perduto''. Cosa sara' stato di Dario e Mary o della setta con il fantasma dannato di Baron Corvo? Come negli altri scritti di Cuomo, 'Gunther d'Amalfi' in primis, la risposta arriva all'ultima riga. Gli esempio di questa scrittura che nasce da una profonda ricerca, si potrebbero moltiplicare. Ma servirebbero solo a ritardare la lettura di questo bel libro. E non sarebbe giusto.

(Red/Zn/Adnkronos)