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LIBRI: PUBBLICATO 'IL CASO MATTEOTTI', UN INEDITO DI FRANCO CUOMO

24 Luglio 2009

Roma, 19 lug. (Adnkronos) - Un dramma storico tra farsa e tragedia. A distanza di oltre quarant'anni 'Il Caso Matteotti', l'inedito teatrale di Franco Cuomo, rappresentato il 13 marzo del 1968 a Roma, viene pubblicato per la prima volta in coincidenza con il secondo anniversario della morte dell'autore, su iniziativa della Siad (Bulzoni editore, pp. 145, euro 12), la societa' italiana autori drammatici e in particolare di Maricla Boggio, segretario generale e direttore di 'Ridotto', storica rivista dell'Associazione. Una folla di trenta personaggi con due mattatori, Benito Mussolini, interpretato da Gianni Musy e Giacomo Matteotti, il piu' giovane deputato dell'opposizione al regime, interpretato da Arnaldo Nichi.

Il testo di Cuomo, messo in scena da Edmo Fenoglio -al debutto al Teatro della Lungara seduti in prima fila anche Nenni e Pertini, fu salutato all'epoca come ''un interessantissimo esperimento teatrale di un giovane talento'' da critici come Ghigo De Chiara, Renzo Tian, Vincenzo Talarico, Aggeo Savioli, Giorgio Prosperi, Italo Dragosei. E l'opera di fatti occupa un posto speciale nella produzione drammaturgica degli esordi dell'autore: contiene infatti 'in nuce' tutti gli elementi sia linguistici che strutturali e tematici, che caratterizzeranno la produzione dello scrittore non solo teatrale ma anche letteraria successiva.

''Che si trattasse di lontano Medioevo o dei nostri giorni lui infatti- si legge nella prefazione- Cuomo amava indagare tra le pieghe e i misteri della storia. E lo faceva con la cura e il rigore scientifico del ricercatore. Ma la passione dello scrittore. E questo gli consentiva di svelare e raccontare verita' intuibili e inconfutabili anche se non dimostrabili, perche' libero dall'onere della prova''. (segue)

(Gkd/Opr/Adnkronos)

LIBRI: PUBBLICATO 'IL CASO MATTEOTTI', UN INEDITO DI FRANCO CUOMO (2)

NARRATORI E POETI HANNO PIU' CHANCE DI AVVICINARSI ALLA VERITA' DEI FATTI

(Adnkronos) -''Laddove la storia sosteneva Cuomo- si vela di mistero per mancanza di una documentazione inoppugnabile, laddove la testimonianza di quel che accadde e' andata perduta, laddove gli enigmi rimangono tuttora insoluti, la' il narratore o il poeta hanno piu' chance dello storico di avvicinarsi a un embrione di verita' plausibile'. Questo il metodo, sperimentato appunto per la prima volta con 'Il Caso Matteotti', nel quale lo scrittore ricostruisce i tragici retroscena del giugno 1924 ''dando vita a un personaggio, quello di Mussolini, nevrotico e grottesco. Un personaggio che inaugura la galleria dei grandi protagonisti della sua scrittura, spesso eroi negativi, afflitti da passioni e miserie, esemplari di un' umanita' disumana, accecati dalla brama del potere, agitati da contraddizioni estreme, ma sempre, comunque, fuori dagli schemi e dalla 'normalita'', lontani dal quotidiano rasoterra''.

''La storia e' un calendario di delitti, un gioco atroce 'messo in scena' dai potenti, che non va subito. Ci sono momenti in cui e' un dovere cambiarne il corso. E' per questo che bisogna sempre tenere alta la guardia, evitando il sonno delle coscienze e l'anestesia della ragione''. Sono parole di Cuomo, e' il messaggio che ha cercato di trasmettere e che arriva fino a noi dal 'Caso Matteotti', ma e' anche il messaggio di straordinaria universalita' che connota tutta quanta la sua opera, non solo teatrale e letteraria. Basti pensare anche e non a caso -come a un cerchio ideale che si chiude- al suo ultimo saggio 'I Dieci', un libro che affronta il mistero italiano che si cela dietro l'intoccabilita' dei professori che nel 1938 firmarono il 'Manifesto della Razza'.

Nel 'Il Caso Matteotti', scandito in tre tempi -Antefatto in Parlamento, Anonima Omicidi, l'Istruttoria- Cuomo ''ha voluto provarsi su un doppio binario stilisto -scrisse all'epoca De Chiara- da una parte la fedelta' al documento non elaborato e dall'altra la liberta' piu' assoluta per esprimere in forme di farsa popolare il clima della corte mussoliniana, gli atteggiamenti istrionici del duce, la servile stoltezza di Del Bono, la grinta di Farinacci che risultano spassosamente e lividamente rielaborati in chiave di maschera''. (segue)

(Gkd/Opr/Adnkronos)

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UN FINALE DI LIBERTA' - L'INSEGNAMENTO DELLO SCRITTORE, EVITARE IL SONNO DELLE COSCIENZE

(Adnkronos) - Questa rappresentazione fu messa in scena per la prima volta nel palazzo cinquecentesco della Farnesina ''in una sala di poltrone azzurre che oggi non esiste piu''', nell'aprile 1968, scrive Maricla Boggio- ''misterioso che per decenni il Matteotti non sia stato pubblicato. Franco ci teneva. Ma andava via via inseguendo edizioni e rappresentazioni di sue nuove opere. Forse era convinto che il matteotti, come promesso, sarebbe poi stato consegnato ad una relativa eternita': di essa ci illudiamo noi autori nel pubblicare i nostri scritti perche' altri, dopo di noi, li riportino sulla scena''.

Il finale di questo testo e' tutto da scoprire. Irrompe in sala uno sciame di strilloni che sventolano giornali urlando titoli ad effetto: 'La Juventus e' campione d'Italia', 'Il Premio Nobel a Grazia Deledda', 'Pirandello aderisce al fascismo'. Le loro grida coprono le parole di Farinacci, he continua ad agitarsi senza piu' essere udito, fino a venire ingoiato coi suoi magistrati dal buio. Gli strilloni escono. Silenzio e buio. Solo, in una goccia di luce, s'intravede Turati che commemora Matteotti. Dice: ''Per tutte le cose grandi che lui amo', che noi tutti amammo e per le quali vivemmo, noi oggi abbiamo il dovere di vivere, anche se stanchi e sopraffatti dal disgusto, o di morire se l'ora lo richiede. Poiche' il dovere di vivere e' anche questo: moire affinche' tutto un popolo morto riviva''.

Poi anche lui viene coperto da buio. Si sente la sua voce, ancora, che chiude la scena con parole che restano: ''La leggenda oscena e' sfatata. Lui l'ha dipsersa. E se alcuni credettero in buona fede che un regime di minaccia e prepotenza potesse essere un nregime d'ordine, oggi sanno. L'edificio dell'ipocrisia e' crollato. Non facciamo il torto al compagno di commemorarlo. Lui non e' morto''. Ancora oggi l'insegnamento letterario di Franco Cuomo e' evitare il sonno delle coscienze, coltivando il sogno della liberta'.

(Gkd/Opr/Adnkronos)