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L'Altra Cavalleria

19 Maggio 2013

Franco Cuomo, giornalista, scrittore, uomo di grande e profonda cultura, ma soprattutto, per me, un amico. Un amico che purtroppo ci ha lasciato. Di lui ricordo la curiosità, la passione e l'entusiasmo che metteva in ogni sua "impresa", proprio come i cavalieri di cui raccontava.

La cavalleria, nell'accezione moderna e occidentale del termine, nasce come reazione alla struttura rigidamente verticale della società medievale. Un mondo per molti versi aspro, impietoso, in una parola barbaro. La cavalleria, pur nell'assoluto rispetto e obbedienza delle regole, provò a introdurre un'alternativa. Anche se può sembrare strano, trattandosi innanzitutto di guerrieri, i cavalieriseppero affiancare alle tradizionali virtù 'militari', forza, valore e coraggio, un codice di comportamento basato sulla lealtà, la protezione dei più deboli, la carità. Questo, insieme ad una religiosità autentica, contribuì a civilizzare la loro epoca, la rese più colta e gentile. I cavalieri spesso erano i figli cadetti dell' aristocrazia, privati di un futuro dalle dure leggi della primogenitura e perciò costretti a cercare il proprio destino altrove, 'ad ventura'. Cavalieri di ventura, protagonisti di poemi e canti, un mondo fantastico che aveva al proprio centro, appunto 'l'avventura'.

Anche il libro che Franco Cuomo ci ha lasciato rappresenta un'avventura, un'avventura del pensiero, un viaggio attraverso la ricerca storica, per incontrare nuovi cavalieri, ai quattro angoli della terra, nei paesi più lontani.

Alcuni anni fa, il suo primo libro sull'argomento, per il quale ebbi l'onore e il piacere di scrivere la prefazione, ci raccontava la storia degli ordini cavallereschi in Europa, ora ci accompagna tra i misteri dell'altra cavalleria, in altri mondi, altre culture, altri credo religiosi.

Come nell'opera precedente l'Autore non si limita a raccontare una storia, ma ci fa conoscere e addirittura 'vedere' i simboli che questa storia ha di volta in volta creato. Croci, stemmi, medaglie, descritti con precisione filologica, perché il simbolo è un mezzo conosciuto da tutte le genti, un "potente ausiliario della storia", come nell' Ottocento scriveva Goffredo di Crollalanza, studioso della "scienza principe per eccellenza", l'Araldica.

Sarebbe impossibile riferire di tutti gli argomenti trattati in quest'opera, e oltretutto vi priverebbe del piacere di leggerla. Vorrei però citarne almeno alcuni.

Partirei dall'Islam, con cui il libro comincia e si conclude, con il saggio di Velia Jacovino "le crociate raccontate dagli arabi". Un punto di vista inedito che ci permette di rileggere la storia, per una volta, dall'altra parte. Apprendiamo, ad esempio, che nonostante i massacri feroci compiuti dai crociati nei secoli, la reazione musulmana fu più saggia e tollerante di quanto forse abbiamo mai creduto. La riconquista di Gerusalemme, nel 1187, avviene (ironie della storia!) ad opera di un curdo. Noi lo conosciamo come 'il feroce Saladino', in realtà il suo nome era Salah ad Din, che significa 'virtù della fede'. Non era poi così feroce se si preoccupa di rafforzare la sorveglianza sui luoghi sacri e permette ai 'Franchi' (nome che, per gli arabi di allora, comprendeva indistintamente tutti i cristiani crociati) di andare in pellegrinaggio nella Città Santa quando lo vorranno.

Dal canto suo Cuomo indaga sugli stretti rapporti e in qualche modo la fascinazione che il mondo arabo sentiva nei confronti degli ordini cavallereschi cristiani. Al di là di tutta una serie di valori condivisi, ciò che affascina della cavalleria sono soprattutto gli aspetti esoterici e iniziatici, il mistero e i riti che circondano le figure dei grandi maestri. I musulmani sciiti, per sottolineare la diretta discendenza dei loro capi dal genero di Maometto, avevano un ordine con un unico e solo cavaliere, gran maestro di se stesso, portatore dell'insegna di Alì, un magnifico medaglione di diamanti. Se mi è concesso un riferimento personale, io posso dire di aver personalmente conosciuto l'ultimo a indossare l'insegna, l'ultimo dei cavalieri islamici ('fata', in arabo), RezaPahalevi, lo scià di Persia.

Il viaggio continua e si sposta in un Oriente ancora più lontano, nel lunghissimo medioevo giapponese, lo scenario dove si muovono i signori della guerra, gli shogun, con i loro fedeli cavalieri, i samurai.

Quando il potere dell'imperatore si riafferma sul paese, sorgono ordini cavallereschi dai nomi suggestivi. L'Ordine del Crisantemo, del Sol Levante, del Nibbio. Poi la Cina, con il suo Ordine del Dragone. Il Siam con la Stella delle nove pietre. L'India con le sue onorificenze vittoriane, retaggio dell'Impero coloniale inglese. Il viaggio di Cuomo non si arresta e tocca l'Africa, rappresentata dall'Ordine della Redenzione Africana, con il quale la nuova Liberia festeggia la fine dello schiavismo. E ancora un'altra Africa, che le vicissitudini della nostra storia coloniale ci ha reso vicina, l'Etiopia. L'Ordine della Stella d'Etiopia, un sodalizio di guerrieri fondato da Menelik, e l'Ordine del Sigillo di Salomone, gioielli magnifici testimoni di una storia antichissima.

Mi devo fermare, altrimenti davvero rischio di svelarvi tutto, sappiate però che all'elenco si aggiunge anche quella che potremmo chiamare 'l'altra metà della cavalleria', le donne, per una volta considerate soggetti e non oggetti di cavalleria. Amazzoni e Valchirie, raccontate oltre il mito e la leggenda, ma mi fermo qui.

Vorrei chiudere con una citazione, presa da un capitolo con un titolo poetico, " L'arcipelago dei sogni". L'avventura di Franco Cuomo è arrivata sino alle isole del Pacifico per regalarcela.

" SII UOMO" è il motto dell'antico ordine hawaiano di Kamehameha

"… esprime con essenziale chiarezza l'insieme di valori che, aldilà di qualsivoglia questione di fede, nazione, fratellanza o razza, costituiscono le armi morali del cavaliere "

E di questi tempi, nel nostro paese, sarebbe davvero magnifico se fossero, fossimo, in tanti a trarne insegnamento.