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BOSSI, LASCIA STARE IL CARROCCIO: E' ITALIANO

22 Maggio 2007
note: Il film era stato proposto da Bossi e Calderoli nel dicembre 2001 a Pupi Avati, il più esperto e competente regista di film storici di ambiente medievale. Firmarono il soggetto Pupi Avati e Franco Cuomo, dopo lunghe trattative per garantire agli autori un'autonomia creativa che desse all'opera un respiro storico nazionale, evitando di farne, come veniva insistentemente richiesto da Calderoli, un BRAVEHEARTH padano. Non se ne fece niente. Perché?

Perché Pupi Avati diginitosamente rifiutò di realizzare, come disse, uno SCIPIONE L'AFRICANO della Lega. Si legge testualmente in una lettera del 27 dicembre 2001 a Franco Cuomo della cortesissima Sabina Negri, che fece fino all'ultimo da intermediaria: "Lo so, non spiegarmi più niente, perchè tanto è Lui che vuole, insiste, è presissimo da questo progetto..." Tanto da imporre una serie di clausole sulle ragioni commerciali dei mercanti lodigiani, che non volevano pagare il dazio, valorizzare la figura del vecchio padre di Alberto da Giussano (del quale non si hanno che scarse informazioni più leggendarie che storiche), i valori familiari che emergono in battaglia tra padri e figli, tutti rigorosamente padani, e la morale definitiva che Milano non poteva vincere da sola, quindi "i popoli simili devono unirsi per non perdere".

Concludeva Sabina con il suo abituale garbo: "Abbi pazienza, Franco. Ce la faremo... Con qualche ironia."

Racconterà oggi questa storia il regista Renzo Martinelli, che ha idee molto chiare sull'attualità del Carroccio: "Serve il Carroccio, altrimenti addio radici cristiane."

Calderoli non è ancora del tutto convinto: "E' troppo lento, meglio BRAVEHEARTH". Ma è una vera fissa quella di BRAVEHEARTH. Il film comunque si chiamerà... BARBAROSSA.

A Pontida il sindaco Pier Luigi Vanalli prepara un convegno... finanziato dalla Regione.